15.5.16

r/042 - Lettera di Silvia Baccani Giani



"Carissima Laura, ti scrivo da Genova..."

Potrebbe iniziare così questa lettera che la signora Silvia Baccani Giani scrive alla sua amica poco prima di partire per il Chili insieme al marito. Purtroppo l'incipit è assente in quanto la lettera originale presenta un ampio strappo, forse risultato di un maldestro intervento per rimuovere il francobollo dalla busta (anch'essa assente).
La calligrafia minuta, precisa e quasi priva di refusi e di errori grammaticali, ci fa capire da subito che si tratta di una persona colta, che sa come sfruttare al meglio il poco spazio a sua disposizione. In effetti la sua più che una lettera sembra un vero e proprio racconto, nel quale è facile immergersi accompagnati dall'oculata scelta delle parole e dai giusti tempi narrativi. Non un racconto inventato, però, ma uno spaccato di vita che viene da lontano, visto che la lettera risale almeno al 1892.
Non disponendo dell'intestazione né della busta, baso la mia datazione sulla presenza di un secondo, breve biglietto, che si trova in mio possesso. Questo fu inviato direttamente dal Cile, dove la signora risulta già sistemata, e porta la data del novembre 1892.


Oltre alla narrazione in sé, ciò che caratterizza questa lettera sono gli argomenti di interesse storico che presenta, raccontati con parole estremamente chiare e semplici.
La signora si trova a Genova in attesa della nave sulla quale dovrà attraversare l'oceano, e nel frattempo ci fa un riassunto della sua esperienza, soffermandosi su quegli avvenimenti che più hanno stimolato il suo interesse.
Il porto di Genova a quell'epoca era il principale punto di collegamento dall'italia verso l'America (del nord e del sud), e migliaia di migranti vi giungevano ogni giorno per imbarcarsi verso una nuova vita. Veri e propri "viaggi della speranza" di chi si lasciava tutto alle spalle (spesso anche la famiglia) senza la certezza di poter ritornare.
Certo, lo abbiamo visto in decine di film, fiction, romanzi... ma qui ne veniamo a conoscenza attraverso le parole di una diretta testimone che, ben lungi dal volerne fare un prodotto d'intrattenimento, approfitta dei tempi morti dell'attesa per "chiacchierare" con un'amica.

Alcuni dettagli poi sono davvero spassosi, come l'accenno al prezzo esagerato per un bicchiere di latte o alla forma dei lampioni genovesi (dei quali, grazie al blog dell'amica blogger Miss Fletcher e alle cartoline di Stefano Finauri ho individuato finalmente il dettaglio osservato dalla signora Silvia). Peccato per quello strappo che, riproponendosi ovviamente anche sul retro del foglio, ci lascia con una misteriosa frase troncata a metà di cui non conosceremo mai la fine!

Vorrei spendere un'ultima parola sulla redattrice della lettera, che farà un po' di chiarezza sulle sue capacità narrative:
Silvia Baccani Giani fu una scrittrice, nota nell'ambiente letterario dell'epoca e in contatto con personaggi quali Angelo De Gubernatis. Il suo nome è ricordato ancora oggi per essere stata la traduttrice dallo spagnolo della prima edizione italiana (datata 1925) di Los pazos de Ulloa di Emilia Pardo Bazán (tradotto come Il castello di Ulloa) e Fortunata y Jacinta di Benito Pérez Galdós (1926), entrambi editi da A. Salani di Firenze.

I due volumi sono stati pubblicati ben 30 anni dopo la stesura di questa lettera. Quanti anni avrà avuto la signora al momento della partenza? Trenta? Forse meno? È vero che non sta bene chiedere l'età alle signore, per lo meno non nel diciannovesimo secolo...  però viene lecito chiedersi se la sua conoscenza dello spagnolo sia stato il frutto della permanenza in Cile o se lo conoscesse ancor prima di partire.
Io scommetterei sulla prima, visto che il motivo del suo viaggio sembra semplicemente quello di accompagnare il marito per questioni di lavoro. Ma è chiaro che una donna così avanti per la sua epoca e con lo spirito di cui darà prova negli avvenimenti narrati, non poteva certamente limitarsi a svolgere un ruolo passivo.
Qui accanto allego una foto che la ritrae, recuperata dal sito del Museo Histórico Nacional di Santiago del Cile.
Ora, se siete d'accordo, lascerei la parola a lei.

p.s.: Per chi voglia cimentarsi nella lettura dell'originale, ho inserito nel post la scansione completa della lettera numerando le pagine nel loro ordine corretto. Se invece preferite viaggiare comodamente in prima classe, proseguite pure qui sotto.
Buon viaggio!

    (…)artiti (…)
   (…) Come a (…)
    (…) all’ultimo, (…)
   (…) amici a Torino, (…)
        (…) in cui vi lascio a mali(ncuore) (…)
(…)erta se il suolo Chileno ci presente(rà uno sce-) (…)
nario più ridente. 
In treno mi trovai benissimo, lo stomaco confortato sovente da quelli efficacissimi biscottini fra i quali s’era immersa la manina d’Ines come in una piletta d’acqua santa.  Avevamo da un lato uno stormo di giovanotti pieni d’allegria, di molto arguti e di note stonate;  dall’altro delle donne piangevano perché dovevano andare in America.  Noi, fra quelle risa e quei pianti, eravamo…  come il marchese Colombi*.
Il nostro spirito si voltava innanzi e indietro come una banderuola, ora verso di noi ed ora verso la meta nostra.


A Genova abbiamo trovato pure il cielo annuvolato, ma il mare tranquillissimo ed anzi, quando siamo andati a visitare la spiaggia, un bel raggio di sole si è affacciato gentilmente per illuminarcela. 
Avrete ricevuto nel giornale quel piccolo conto? (vi avverto che è saldato, lo abbiamo messo lì soltanto perché vediate l’indirizzo, i prezzi e, al caso, possiate giovarvene). 
E’ un albergo nuovo, pulitissimo.  Noi abbiamo una cameretta in alto, dove son nuove
fino le lenzuola! ####################  Dalla finestra vediamo il mare.   Oggi il tempo è bellissimo, come ieri, e si può sperare d’imbarcarci domani con la calma.


Ieri abbiamo passeggiato molto; il mattino all’Acquasola e il pomeriggio lungo il mare.  Nei giardini pubblici mi han fatto pagare 35 centesimi una tazza di puro latte. Genovesi ladri!  Hanno osservato loro i fanali con una testa coronata al capitello della colonna? Pare che qui (...)

        (interruzione causa strappo)
Lampione con testa di Giano bifronte, proprio all'esterno dell'ufficio
postale dal quale forse è stata spedita questa lettera

                                                               (…)li a(…)
                                                            (…)maglia(…)
                                               (…)(com)pagni di v(iaggio)(…)
                                               (…)(no)n erano contadi(ni) (…)
                                                (…)ere, operai e socialisti (…)
                      (sen)za capire il come né il perché. Povera g(ente), la
loro assoluta ignoranza li rende così poveri di spirito, così abbattuti e dubbiosi che camminano come ciechi, pronti ad allarmarsi per un ostacolo da nulla.

Mentre mio marito attendeva il suo turno presso lo sportello dei biglietti in un lungo e stretto corridoio, io ero andata a sedermi in una sala dove qualche giovanotto atten-
deva discutendo. Io, che non ho aspettato agli ultimi momenti a leggere i fogli della Casa Gondrand**, conoscevo un paragrafo che dice: “Il Governo Chileno non assicura il lavoro agli operai ecc. 
Uno degli emigranti, invece – come, del resto, quasi tutti – non lo aveva letto. A un tratto diventa pallido di collera, dà in esclamazioni disperate.
“Sentite, sentite! E’ un tradimento! Ci fanno andar là a morir di fame! Bisogna protestare, farci rendere il nostro danaro, ecc ecc.
Poi si precipita verso il corridoio e a quanti entravano: “Avete firmato voi? No? Dunque fermi; non si firma nessuno. Si va tutti a protestare. Dove? Dall’impiegati è inutile. Dai Gondrand, sì. Dove sono? Mettiamoci d’accordo. Quanti siamo?
A me tutto quell’allarme faceva compassione. Tutta quella gente in preda a un panico straziante mi commoveva. Senza muovermi dal posto dove me ne stavo seduta, mi volsi a uno che mi
 era vicino e ascoltava fremendo senza parlare.
“Quel giovanotto, gli dissi, fa del male a tutti. Mette lo scompiglio quando la calma è più necessaria.
– Ma ha ragione però
– No, ha torto, non da il giusto valore alla parola. Il Governo Chileno non può assicurare il lavoro perché non tiene schiavi i suoi capifabbrica e padroni di negozio e non gli obbliga a stipendiare operai di sua scelta, quando questi operai non gli conosce nem-
meno e non può rispondere di loro. Il Governo Chileno ci presta semplicemente il denaro del viaggio visto che qua non abbiamo né posto né lavoro, persuaso che in casa sua sapremo trovarcene. Ci tratta da amici e dobbiamo essergli riconoscenti.

Finite che ebbi queste ed altre parole il giovanotto mi dice: Sì, lei mi persuade. E corre dall’altro lato della sala, prende per un braccio il riottoso, chiama a nome gli altri, impone silenzio, me li conduce tutti in giro alla gran tavola dietro la quale sedevo, sola donna fra tanti uomini.
Zitto, dice il giovanotto persuaso; sentite quello che dice questa signora. E rivolto a me: faccia grazia di ripetere quello che ha detto.
 
Ormai ero in ballo… e quantunque sia nemica delle donne conferenziere, mi son trovata
nel caso eccezionalissimo di parlare con vero e spontaneo calore. In verità la mia vanità – se in quel momento si fosse potuta destare – avrebbe ottenuto un completo trionfo. Tutti quegli uomini di diversi paesi di varie età e di sentimenti disparati si sono accordati nella più silenziosa attenzione.
Qualcuno nelle ultime file diceva al vicino: Questa signora parla bene. Ciò m’incoraggiava, mi elettrizzava un pochino. Vedevo, a misura che parlavo, rasserenarsi tutte quelle fisionomie alterate. Sentivo che la mia parola s’insinuava nei loro animi ed era loro un conforto, una speranza. Qualcuno ha tentato ancora delle obbiezioni che subito ho combattute e visto poi che solo rimaneva ad abbo
nirsi quello che aveva suscitato lo scompiglio, gli ho detto con qualche ironia: Lei ha paura!
Egli allora ha protestato.  Ormai era il primo a firmare. Altri avevano già deciso così. Tutti han finito coll’imporre silenzio a quel giovanotto e dopo avermi rivolto parole di approvazione si sono precipitati nel corridoio allo sportello dei biglietti. 

Mio marito che attendeva ancora presso di quello, mi ha dettodopo che in quel momento si è sentito strizzare la pancia. Io, rimasta sola in sala, mi sono asciugata il sudore come un predicatore davvero e frattanto pensavo alla facilità con cui il popolino si lascia voltare a destra e a manca con due chiacchiere del primo imbecille che con buone o cattive ragioni voglia persuaderlo.  
Dopo cinque minuti di solitudine, ecco rientra uno di quei giovanotti e mi si asside accanto.  Era un abruzzese, un tipo geniale e curioso che da del tu socondo l’uso del suo
paese, pur trattando col dovuto rispetto.  E’ una brutta cosa essere ignoranti, mi dice in confidenza.  Tu parli bene, ma quel giovanotto che vuol montare la testa a tutti, fa il saccente e non capisce un’acca (notino che dico un’acca per usare un linguaggio più
parlamentare del suo).  Quando non si ha istruzione, capisci, si ha paura d’essere imbrogliati.

Dopo di quello venne un uomo sulla quarantina e in particolare mi confidò le sue idee: Le sue ragioni son buone, signora; ma io che vado là senza un centesimo ed ho famiglia, se non ho il lavoro pronto chi mi da da mangiare?
– Sarete mantenuto per una settimana, avrete tempo di trovarvene. 
Così ad uno ad uno vennero poi quasi tutti a chieder consigli particolari o nuove spiegazioni. Finché uno, che non aveva forse pregiudizi morali, mi domandò perché si sentisse dalla mattina un dolore in una gamba!...  
Ebbi paura che si levasse i calzoni per farmela vedere e andai a raggiungere mio marito che si era quasi cristallizzato nel corridoio.

Quando ripassai con lui dalla sala, gli emigranti erano tutti voltati dalla
mia parte con segni di simpatia.   Mi salutavano con la voce e col cappello mentre io dicevo loro: Arrivederci a bordo!
Sì! Sì! mi risposero più voci.  Mio marito esterefatto mi guardava non sapendosi spiegare tutta quella dimostrazione. Volete scommettere, amici miei, che al Chili divento presidentessa d’una società d’operai?


ore 11 anti.     Ho veduto dalla finestra sventolare la bandiera francese, è arrivato  ######  il Cachar. Siamo corsi a vederlo da vicino.  E’ il più grosso vapore che si trova nel porto.  Viene da Marsiglia ed è proprio francese come desideravo io. Lo vedeste che legno!   Ha 130 metri di lunghezza.
Il "Cachar" in un'immagine d'epoca

Mentre si stava osservandolo, un giovane toro fuggito non so di dove si è scagliato sbuffante tra la gente rincorrendo le persone, con le corna abbassate.  Siamo fuggiti come gli altri sbandandoci da tutte le parti.
Vede, Signora Laura?  Siamo ancora a Genova e il mio repertorio è già ricco di avven-
ture!

ore 6 pom.

     Mio marito torna qui dopo avere consegnato i bauli a bordo.   Mi racconta mille cose dell’inconvenienti che incontrano quei poveri emigranti che vanno con la testa nel sacco. Uno ha portato una cassa enorme con entro fino le materasse. Ora non gliel’accettano se non paga 90 lire.  Ed ha seco moglie e figli! A uno è andato il coperchio in frantumi e la roba a soqquadro. Un altro è in contravvenzione per una cassa di bottiglie.  C’è pure stato uno che nel parapiglia è andato in mare fino alla cintura.


In conclusione domani si parte e siccome non so a quale ora e dovrò andare a bordo forse nella mattina, chiudo questa mia eterna lettera e vi faccio i miei più affettuosi saluti.  Come in questo momento, il mio pensiero sarà sempre con voi, cari amici, fino al giorno in
cui potrò ancora scrivervi. 
Mio marito si unisce a me nel serrarvi la mano.  Prego dei nostri saluti alla Signora Vogallo.  Tante cose al Signor Vogallo e Sig. Ioris.  Alla mia cara Ines, poi, e a lei, mia buona amica, un abbraccio affettuoso e mille baci.

Questa è l’ultima notte che dormiamo qui. Domani cominceranno le vere emozioni e
domanisera nel coricarci saremo come quelli che
                                         “ … chiamati son sonnambuli
                                         “  Dall’andare e dal dormir.

Un ultimo saluto anche alle due famiglie Lanzerini.


                                           Con tutto l’affetto.
                         

   Di lei affezionata amica
                                            Silvia Baccani Giani.


Note:
* Proverbiale macchietta della fortunata commedia di Paolo Ferrari La Satira e Parini (rappresentata per la prima volta nel 1856). Dell'ignorante Marchese Colombi - presidente dell'Accademia letteraria degli Enormi - è rimasta proverbiale la battuta: "Le accademie si fanno oppure non si fanno".
** Nota ditta di trasporti privata, tuttora esistente: (http://www.gondrand.ch/it-it/Company/History.aspx)

DETTAGLI:
Dimensioni: 13,5x21cm

3.1.16

r/041 - Quaderno di Eugenia (seconda parte)

Sono passati "solo" tre anni dalla pubblicazione dell'ultimo post nel quale descrivevo il ritrovamento del quaderno appartenuto a mia nonna. Non so se qualche lettore di allora avrà avuto la pazienza di aspettare tanto tempo. Vista la velocità a cui siamo abituati a vivere al giorno d'oggi, ne dubito fortemente. Tutto subito, tutto pronto, tutto breve...
Già solo il modo in cui è redatto questo articolo è troppo luuuungo e dispersivo, il lettore-tipo non spenderà mai 10 minuti per leggere un'unica pagina. Il trend è quello di suddividere il testo in piccoli blocchi da ripartire su diverse pagine per rendere la navigazione più "attiva" e generare visualizzazioni. Disseminare parole chiave ovunque, dare ad ogni blocco un titolo che faccia colpo sui motori di ricerca (tipo questo):

10 Modi intelligenti per riciclare i vecchi quaderni di scuola 

 

Poi, accompagnare il tutto da immagini spettacolari e un banner pubblicitario ogni dieci righe.

Da quando ho trascritto la prima parte del diario ci sono stati vari cambi di governo, il papa è andato in pensione, sono usciti in edicola 34 albi di Tex di 110 pagine ciascuno, grandi imperi sono caduti mentre altri sono tornati alla ribalta...
La storia è andata avanti, insomma.
Per fortuna Blogger e internet sono ancora lì, io ho tre anni in più ma sono ancora relativamente giovane (lo scrivo per chi dopo tre anni di attesa pensava già al peggio), e pur se distratto da mille altre cose, non ho mai perduto la voglia di tornare a scrivere su queste pagine.
Per cui, bando alle ciance, riprendiamo la lettura là dove l'avevamo interrotta in quel febbraio del 2013. Se invece non avete ancora letto la prima parte vi consiglio vivamente di partire da lì, altrimenti potrebbero mancarvi i presupposti necessari per capire di cosa stiamo parlando.
Si riparte dal 2 gennaio 1932: esattamente 84 anni fa. Eugenia si confonde e scrive 1931... evidentemente il calcolo del tempo non è un punto di forza della famiglia.
Ancora una volta, buona lettura!

La chiesa di Temossi

Quaderno di Gatto Eugenia (2)

Temossi 2 Gennaio 1931-X
Diario
Ieri era capodanno io l’o passato bene perché c’era il mio fratello e c’erano anche le mie cugine e mi sono divertita molto. Il mio fratello è arrivato il 29 e non so ancora quando partirà. Ieri mattina sono andata a messa e ò fatto la Santa Comunione e quando sono uscita sono andata con le pecore. Dopo pranzo siamo andati a vedere ballare a Campori.
Buono
Temossi 4 Gennaio 1932-X
Diario
Oggi sono andata a scuola, quando siamo entrati abbiamo scopato, poi abbia fatto lezione. Dopo pranzo sono andata a Belpiano dalla mia zia col mio fratello e mi sono divertita molto con le mie cugine. Siamo tornati a casa che era buio.
Lodevole
Temossi 7 Gennaio 1932-X
Comunicazione
Ieri era il giorno della Befana. In scuola la Befana fascista non l’abbiamo fatta perché non abbiamo ancora avuto il tempo di andare a cercare i soldi per comprare la roba ma qualche giorno la faremo
Buono
Lettera
Temossi 11 Gennaio 1931-X
Carissima Olimpia, mi dispiace che oggi tu non fossi a scuola, noi ci siamo divertiti molto quando è arrivata la signora dell’altra classe perché la nostra signorina era andata nell’altra classe. Stamattina quando siamo entrati la maestra à corretto i compiti, à fatto dire la lezione poi à fatto fare un dettato e siamo usciti. Domani vieni ci divertiremo insieme.
Ti saluta la tua aff.a Eugenia
Suff

Le aule della scuola e la lapide commemorativa per i compaesani caduti nella Grande Guerra

Temossi 15 Gennaio1932-X
Commemorazione di Arnaldo Mussolini
Oggi sono andata a scuola e la signorina maestra à corretto i compiti, quando è arrivata l’altra signora ànno letto dei capitoli che parlavano della morte di Arnaldo Mussolini che è morto una settimana prima di Natale. Prima di morire a frabicato un giornale del quale parlava di lui scrisse il testamento con le sue ultime volontà. Ai suoi genitori quando è morto si è lasciato che lo mettono parenti ha detto che lo seppellivano dove vogliono e lo anno messo a Milano in Romagna vicino a suo figlio. Dopo pranzo sono andata con le pecore e le ò condotte a casa che era quasi buio
Suff
Temossi 18 Gennaio 1931-X
Diario
Oggi sono andata a scuola e la signorina à fatto cantare Giovinezza, Fischia il sasso e la Canzone Re d’Italia [forse questa ndr].
Dopo à corretto i compiti, à fatto dire la lezione e à fatto fare il disegno sul Componimento Mensile.
Dopo pranzo sono andata con le pecore e le ò condotte vicino alla casa perché sceglievo le castagne c’era anche la mamma di Eros.
Buono
Temossi 20 Gennaio 1932 X
Diario
Oggi sono andata a scuola. Quando sono uscita sono andata con le pecore e l’ho condotte dimuovo vicino alla casa perche cera la mamma di Eros a scegliere le castagne c’era anche Eros si siamo divertiti molto.
Temossi 22 Gennaio 1932 X
Diario
Stamattinala signorina à letto un po’ di Pinocchio, c’erano anche i bambini di prima perché c’era la befana Fascista I pacchetti li anno distribuiti dopo aver fatto lezione, dopo siamo usciti e io fino a casa non l’ho sfasciato, e c’erano un paio di calze, un fazzoletto, una penna, un lapis, una gomma fichi secchi, un’arancia e noci e caramelle. Io sono molto contenta. Dopo pranzo sono andata con le pecore le ò condotte a Campori e sono tornata a casa che era quasi buio
Bene
Lunedì 25 Gennaio 1932-X
Riassunto
Oggi la signorina à spiegato le nozze di Cana. Un giorno Gesù con i servi e la sua madre erano andati in Gallilea a una festa di nozze e poi la Madonna si accorse che mancava il vino e disse al figliolo “Non ànno più vino” Poi si volse ai servi e accenando disse “Fate tutto quello ch’egli vi dira”
C’erano dei grandi vasi per l’acqua e Gesù ordinò che fossero riempiti di acqua, questo fu fatto ed egli disse “Attingete e portateli in tavola” I servi obbedirono e nell’attingere l’acqua diventò vino, quel vino era il più buono che avevano bevuto. E quello era il primo miracolo di Gesù

[pagine centrali mancanti - ndr]
Nonna Eugenia e sua nipote Monica (in casa della quale ho trovato il quaderno) nel gennaio del 1953

[...] offerta una corona e una i Balilla di Borzonasca
Buono
Temossi 2 Febbraio 1932
Diario
Oggi la signorina à detto che stiamo zitti perché non si sente bene le fa male un dente, e noi siamo stati più buoni che abbiamo potuto. Dopo pranzo sono andata con le pecore
Bene
Temossi 3 Febbraio 1932-
Riassunto: ”Leggenda dell’oro”
Una volta Gesù con i discepoli traversavano un deserto, su un pozzo videro un sacchetto di monete d’oro e dissero i discepoli: “Prendiamolo” allora Gesù disse “L’oro fa morire” e seguitaro per la loro strada. Dopo passarono di lì due uomini e uno stette a guardia delle monete e uno andò a prendere il pane ad un villaggio vicino. Quando arrivò quello che era a guardia delle monete d’oro gli diede una pugnalata e lo uccise e lui mangiò il pane avvelenato e morì anche lui. Quando ritornò Gesù con i discepoli vide due cadaveri e disse ai discepoli “Vedete che l’oro fa morire”.
Buono

Temossi febbraio 1932
Diario
Oggi la signorina dell’altra classe à portato il tappeto per il tavolino della nostra classe e della sua. Dopo pranzo sono andata a cucire e c’eravamo in due
Buono
Temossi 6 febbraio 1932-X
Diario
Oggi la signorina à messo in castigo due bambini perché non volevano stare zitti. Quando siamo entrati abbiamo messo il tappeto sul tavolino
Al pomeriggio sono andata a cucire c’ero sola Mentre la signorina faceva lezione ad un bambino faceva male un occhio e il male non gli è più passata fino a che non siamo usciti
Buono
Temossi 8 febbraio 1932
Diario
Oggi sono andata a scuola e siamo entrati alle otto e siamo usciti alle undici. Al pomeriggio sono andata a cucire, quando siamo usciti sono andata con le pecore
Buono
Temossi 9 febbraio 1932
Diario
Oggi sono andata a Brizzolara dal mio zio, al pomeriggio sono andata al vespro e poi con le mie cugine e la mia sorella siamo andate a vedere ballare e siamo ritornate a casa che era quasi buio. Oggi era brutto tempo.
Buono
Temossi 15 febbraio 1932
Diario
Oggi e stata una brutta giornata era freddo e tirava il vento, in scuola non abbiamo fatto altro che prendere fumo e freddo. Dopo pranzo sono andata a cucire e poi la signorina è andata a fare un discorso a Tigliolo, a noi lo à fatto la signora di quarta, parlava di Arnaldo Mussolini. Quando siamo usciti siamo andati a confessarci per fare la Santa comunione per il nostro compagno Mario.
Bene
L'ala "nuova" della scuola. Sul retro la chiesa, a destra il cimitero.

Temossi 19 febbraio 1932-X
La pesca miracolosa Riassunto
Gesù seduto nella barca di Simone aveva detto che gettasse le reti e Simone. “Maestro abbiamo faticato tutta la notte senza prendere nulla, ma sulla tua parola getterò la rete”
Ecco fatto, presero tale quantità di pesci che la rete minacciava di rompersi. Fatto segno ai compagni che stavano in altra barca tutte e due le barche furono riempite di pesci che quasi affondavano. Pietro commosso e come stordito pel gran miracolo si prostrò in ginocchio davanti a Gesù dicendo: “Allontanati da me che sono peccatore.”
Da quel giorno Simone e Giacomo, Andrea e Giovanni i figli di Zebedeo si unirono a Gesù per seguirlo e Gesù disse: “Voi siete pescatori di pesci i vi farò pescatore di anime
Suff
Temossi 20 febbraio 1932
Diario
Oggi la signorina maestra à messo in castigo quasi tutti i bambini perché non sapevano la lezione, io la sapevo poco, loro ce li à messi quasi subito e ci sono stati fino alle undici.
Dopo pranzo sono andata a cucire, appena sono arrivata sono andata in scuola e ò acceso la stufa e poi ò cucito, quando sono uscita sono andata con le pecore
Buono
Temossi 22 febbraio 1932
Diario
Oggi sono andata a scuola e la signorina à mandato indietro una bambina perché si era dimenticato a casa un quaderno e poi non e più ritornata. Al pomeriggio sono andata a cucire e c’eravamo in due. Quando sono uscita sono andata con le pecore
Buono

Due pagine del quaderno originale con le correzioni della maestra

Temossi 24 febbraio 1932
Diario
Oggi la signorina à dato quasi a tutti i bambini il quaderno da firmare perché non sapevano la lezione. Dopo pranzo sono andata con le pecore e ò aiutato la mia mamma a scopare.
Bene
Temossi 1 Marzo1932-X
Riassunto
Una volta Gesù in compagnia degli apostoli andava nella città di Nain e incontrarono un corteo funebre che accompagnava alla sepoltura il figlio solo di una vedova. Gesù vedendo la madre piangere n’ebbe compassione e le disse “Non piangere” E quelle che portavano il cadavere si fermavano e Gesù disse: “Giovinetto alzati e cammina” e il giovinetto morto risuscitò e Gesù lo diede alla mamma
Buono
Temossi 4 Marzo 1932-X
Diario
Oggi sono andata a scuola, c’erano anche i ragazza di quarta perché la signora a l’influenza e forse verrà lunedì. Dopo pranzo la mia maestra à fatto scuola anche ai bambini di seconda. Al pomeriggio sono andata a cucire e c’eravamo in due. Quando sono uscita mi sono tirata tanta neve con Renata e Nino.
Bene
Temossi 7 Marzo 1932
Diario
Oggi sono andata a scuola, appena siamo entrati abbiamo scopato e altre due bambine ànno acceso il fuoco e non lo ànno fatto niente bene così à fatto fumo e non si voleva accendere. Dopo pranzo sono andata con le pecore e ò aiutato la mia mamma a legare la legna
Bene
Temossi 9 Marzo 1932 X
Oggi la signorina à spiegato le azioni. Dopo pranzo sono andata con le pecore è ò aiutato la mia mamma a legare la legna
B
Temossi 11 Marzo 1933-X
Diario
Oggi sono andata a scuola, appena sono arrivata la signorina mi à chiamato a casa sua e mi à dato la chiave della scuola. Io ò acceso la stufa poi sono venuti altri bambini e abbiamo bagnato in terra. Quando è arrivata la signorina abbiamo lavato i vetri, abbiamo levato le ragnatele dal soffitto e abbiamo scopato sotto il palco. I bambini l’à messi sull’attenti sul palco. Poi dopo aver fatto pulizia alla scuola abbiamo appeso i cartelloni che avevamo levati per fare pulizia per quando viene il parroco a benedire la scuola, abbiamo messo l’olivo nuovo. Quando è arrivata la signora di quarta à portato gli anellini da mettere nelle tendine e due bambini ànno fatto i ferri. La signorina ha fatto lezione su Garibaldi e à detto la figura di GiuseppeGaribaldi è la più bella di quante ce ne sono, a fatto fare anche un dettato. Dopo pranzo sono andata a cucire e abbiamo messo su le tendine.
Bene

Temossi 12 Marzo 1932-X
Diario
Oggi sono andata a scuola e ò sentito che dalla Maria ci sono stati i ladri e sono stati anche a Campori ma non ànno potuto fare niente perché c’era gente in casa. Dopo pranzo sono andata a cucire e c’eravamo in tre.
Lod
Temossi 14 Marzo 1932
Composizione
Oggi si è fatta una funzione in memoria del parroco che morì l’anno scorso
C’eravamo tutti noi bambini della scuola con le bandiere e anche quelli di Stibiveri. La funzione è cominciata alle dieci fino alle undici e mezzo quando siamo usciti di chiesa la Signorina ci à madato a casa subito.
B
La tomba del parroco defunto nel cimitero di Temossi

Mercoledì 16 Marzo 1932-X
Diario
Oggi in scuola verso mezzogiorno aspettavamo il Parroco che venisse a benedire ma non veniva mai e la signorina leggeva Pinocchio e à letto anche un raconto, ma veniva fame. Finalmente è arrivato che era un’ora, prima sono venuti i bambini a dare le Immagini e le palme e a prendere le uova. Quando è arrivato il prete la signorina à fatto fare il saluto e il segno della Croce
L
Sabato 19 Marzo 1932-X
Diario
Oggi era San Giuseppe, il santo padre di Gesù Io sono andata a Brizzolara dal mio zio a prendere l’olivo e mi sono divertita molto con la mia cugina e sono tornata a casa chera quasi buio. Io con la mia mamma abbiamo appeso le palme sul ramo d’olivo
L
Temossi 24 Marzo 1932-X
Composizione
Oggi sono andata con le pecore, al pomeriggio sono andata a vedere il sepolcro ed era bello ma era più bello l’anno scorso. Quest’anno c’era meno roba, c’erano tre vasi di piselli, uno di sementi di lino, di grano e altra roba. Noi non ci abbiamo portato niente. Quando sono tornata a casa sono andata di nuovo con le pecore
B

Temossi 27 Marzo 1932-X
Compassione
Il giorno di Pasqua
Sagio
Oggi era il giorno di Pasqua sono andata a messa e dopo sono andata con le pecore. Dopo pranzo sono andata al vespro con la mia mamma poi volevo andare dalla mia zia ma non ci sono andata perché domani vado a Caregli dalla mia madrina
B
Domenica 9 Aprile 1932-X
Tema
Descrivete la visita pastorale
Saggio
Oggi a Temossi è venuto il Vescovo, perché c’era la Cresima. Da quattro o cinque anni non era più venuto Appena è arrivato in fondo della chiesa si è vestito, si è messo la mitria e il mantello poi Enrico ha recitato e Maria gli à regalato un mazzo di garofani, poi a detto messa e tutti i parrochiani ànno fatto la Santa Comunione Egli è stato contento. Dopo la Cresima siamo usciti, alle undici è andato via. La mitria e il mantello erano gialli, aveva un bastone lungo di latta era il pastorale
Bene

Questo quaderno e di Gatto Eugenia

Il quaderno si chiude proprio così, con questa sgrammaticata dichiarazione che non lascia dubbi circa l'identità della sua proprietaria.
Un pezzetto di passato che credevo ormai perduto è tornato inaspettatamente a galla. La mia nonna paterna (che per me era e resta la "Nonna Gegè") è tornata a vivere brevemente attraverso queste pagine, permettendomi di sbirciare una parte della sua vita che per ragioni anagrafiche non avevo mai conosciuto.
Spero che la lettura sia stata stimolante anche per voi e che vi dia lo spunto per riscoprire qualche vecchio tesoro dimenticato. Chissà che in una soffitta, chiuso negli scatoloni o in un vecchio armadio non troviate anche voi un "quaderno di Eugenia"... o di Carmela, di Giovanni, di Maria...

Vi lascio con questo disegno realizzato qualche anno fa, quando ancora non immaginavo nulla di tutta questa storia. A giudicare dal suo sorrisetto, lei già sapeva.

1.2.13

r/041 - Quaderno di Eugenia (prima parte)


E' il 31 ottobre 1931.
Siamo a Temossi, un paesello situato nell'entroterra ligure. 
Eugenia, una bambina di circa 12 anni, si accinge a scrivere sulla prima pagina del suo nuovo quaderno di scuola.

Subito dopo la data, una X incastonata fra due trattini orizzontali sta ad indicare che ci troviamo nel decimo anno dell'era fascista.
In questa prima pagina Eugenia trascrive un breve riassunto di ciò che probabilmente ha appena studiato: i Carbonari ed i moti del Risorgimento italiano. Il voto della maestra, vergato a lapis azzurro in fondo al riassunto, decreta un modestissimo "Suff", causato probabilmente dai tanti errori di grammatica.
Anche le correzioni però non sono impeccabili, ad esempio laddove la parola "società" viene modificata in "socetà". Povera Eugenia, almeno quella l'aveva scritta bene!
Queste poche righe, comunque, dai contenuti così retorici e nazionalisti, sono solo un assaggio rispetto ad altri paragrafi nettamete più propagandistici.


Dopo le prime pagine, Eugenia non scrive più sul suo quaderno per ben due settimane. Poi, in data 13 novembre (e qui dimentica la X) l'intestazione recita: "Diario".


Questa volta non ci troviamo di fronte ad un mero riassunto o ad un dettato scolastico, ma a parole scritte in libertà dall'alunna per raccontare ciò che ha fatto durante la giornata appena trascorsa. 
Proprio questa è la caratteristica che a mio giudizio rende il quaderno una testimonianza straordinaria e ci dà uno spaccato inedito e sincero sulla vita quotidiana di una ragazzina nell'Italia rurale dei primi anni '30.
Questo quaderno però è straordinario anche per un'altra ragione, molto più personale: Eugenia era mia nonna.
Foto di famiglia risalente agli anni '30. Papà Celestino e mamma Maria Caterina posano nel cortile dietro casa assieme ai loro 8 figli. Eugenia, la minore, è la bambina alla destra del capofamiglia.

Agosto 2012.

San Salvatore di Cogorno, una frazione a pochi chilometri dalla costa, sulla stessa strada che da Lavagna porta al vecchio paesino di Temossi.
Un'anziana zia è appena deceduta, lasciando dietro di sé una casa piena di polvere e vecchi ricordi. Circondato da parenti appena conosciuti, occupati in perigliose questioni ereditarie ed indaffarati nel tentativo di recuperare oggetti di valore, si trova anche il sottoscritto. 
Le mie mani rovistano nei cassetti e tra le vecchie carte, scoprendo tesori dove gli altri vedono solo cianfrusaglie.
Poi, la scoperta: chiusi in un sacchetto, all'interno di un grosso armadio, libri e quaderni di scuola del ventennio, presumibilmente appartenuti alla defunta. Uno di questi richiama la mia attenzione per la ricca decorazione della copertina, raffigurante un gruppo di soldati romani ed una vittoriosa battaglia navale della prima guerra punica.


Tipico di quel periodo, rispolverare episodi bellici e tradizioni dell'epoca imperiale per porli al servizio della propaganda fascista. Senza dubbio ottimo materiale per un articolo del mio blog.
Solo quella sera, rientrato a casa mia, mi rendo conto che quel quaderno non appartenne alla zia Monica, bensì a mia nonna, deceduta ormai da tempo.
Mi torna alla mente il vago ricordo di una conversazione svoltasi diversi anni addietro, in cui lei accennava ai suoi vecchi quaderni di scuola, probabilmente in possesso della nipote.
All'epoca non vi badai, giudicando improbabile che quelle vecchie carte fossero sopravvissute fino ai nostri giorni.

Il destino però aveva altri programmi.
Il ritrovamento di questo materiale è stato per me una graditissima sorpresa, che in un certo qual modo mi ha permesso di "reincontare" mia nonna per ascoltare una storia che ancora non conoscevo. La sua storia, che ora sono pronto a raccontare a tutti voi.

Qui di seguito riporto la trascrizione pressoché completa del quaderno (con l'esclusione di alcune pagine di grammatica), corredata da varie foto, alcune delle quali scattate da me sui luoghi citati.
Ho inserito anche numerosi link a pagine esterne (soprattutto Wikipedia), già che gli spunti per ulteriori approfondimenti non mancano.
La presente trascrizione include le correzioni dell'insegnante per facilitarne la lettura, anche se diversi errori non corretti vengono lasciati invariati. In particolare il verbo "avere" viene scritto con "h" o con "à" accentuata senza una logica precisa. La maestra non sembra farsene un problema, quindi anche noi lo prenderemo così com'è.

Nel prossimo post, invece, oltre alla seconda parte della trascrizione, troverete il link per scaricare il file in formato .pdf con la scansione fotografica dell'intero quaderno.
Metto a disposizione gratuitamente questo materiale, con l'unica richiesta di essere citato come fonte e messo al corrente di un suo eventuale utilizzo o pubblicazione.
Spero che risulti per voi interessante quanto lo è stato per me.

Buona lettura!



Quaderno di Gatto Eugenia

Temossi 31 ottobre 1931 X
Copiato. Riassunto di storia



Le condizioni della nostra Patria erano ben dolorose. Molti generosi si proposero di strapparla a tanta miseria anche a costo della vita, e si raccolsero in numerose società segrete. Una di queste fu detta dei Carbonari, perché i suoi membri usavano il gergo dei carbonari.
Fra il 1818 ed il 1832 i carbonari suscitarono parecchie ribellioni, ma invano. L’Austria mando i suoi soldati in aiuto dei principi oppressori. Il Risorgimento italiano ebbe i suoi primi martiri Maroncelli, Oroboni, Pellico, Confalonieri, che languirono lunghi anni in carcere; Ciro Menotti, Giuseppe Andreoli che furono fatti giustiziare dal Duca di Modena.
Suff

Temossi 13 novembre 1931
Diario

Stamattina sono andata a scuola, la signorina Maestra ha fatto dire la lezione e ha corretto il compito, ha fatto scrivere e leggere e dopo ha letto Pinocchio.
Dopo pranzo sono andata a cucire, c’eravamo in quattro e prima di uscire abbiamo scopato la scuola, quando sono tornata a casa ho aiutato la mia mamma a fare da mangiare.
Buono
Temossi 18 novembre 1931-X
Diario
Oggi sono andata a scuola e la signorina Maestra ha spiegato la pulizia delle case. Alla mattina, quando ci si alza, si dicono le orazioni poi si va a lavarsi poi si fa il letto, si scopa dappertutto e si spolvera sui mobili, e sul tavolino. Bisogna scacciare le mosche perché vanno sul letame e poi vanno sui cibi, i cibi si mangiano e si prendono delle malattie. La maestra ha spiegato anche le figure del cartellone delle mosche.
Quando siamo usciti sono andata a portare da mangiare ai miei genitori nella Chiappa e poi sono stata a raccoglire le catagne
Suff
Temossi 20 novembre 1931-X
Composizione
La mia scuola
Saggio

Io vado volentieri a scuole perché s’impara a scrivere e a leggere e a fare tante altre cose. La scuola è necessaria per tutti. A me è più caro andare nella scuola vecchia perché è più grande e c’è il palco.
Buono
Il vecchio edificio scolastico ripreso da Google street view (QUI)


Lunedì 23 novembre 1931 X
Diario

Stamattina sono andata a scuola e ho portato un bel mazzo di fiori e d’olivo e la Signorina Maestra l’olivo lo à messo dai quadri e ci sta molto bene. La Maestra à detto che sabato va ha casa e quando ritorna porta la polvere color d’oro da indorare dei rametti d’olivo.
I crisantemi me li hanno dati le mie cugine di Belpiano ieri perché cisono andata, loro ne ànno tanti.La Signorina maestra ha fatto dire la lezione e poi ha coretto il compito e ha letto un raconto. Dopo pranzo sono andata con le miche
Buono




Temossi 28 novembre 1931

Composizione
Parlare del funerale che si è svolto oggi.
Saggio
Oggi si svolto il funerale di una donna di Bertigaro, e noi bambini siamo andati incontro fino alla Croce e quando e arrivata la morta ci siano messi in fila e poi siamo andati in chiesa. Finito il funerale siamo andati in scuola a prenderci la cartella e siamo andati a casa.
Buono


Temossi 1 Dicembre 1931-X
Diario

Oggi sono andata a scuola e abbiamo messo i banchi intorno alla stufa per sentire il caldo, ma c’era fumo e non si poteva stare bene. Abbiamo fatto lezione e mentre si faceva lezione è caduta una pietra sulla testa di Luigi. La signorina maestra à preso un po di carta l’à bagnata nell’acqua fresca e gliela messa per un po’ sulla testa. Dopo pranzo sono andata con le pecore ò cercate delle castagne per fare le arrostite, e le pecore le ò condotte a casa che era quasi buio.
Buono


Sabato 5 dicembre 1931-X
Diario


Oggi sono andata a scuola e la signorina maestra à fatto tanti auguri ai Balilla e alle Piccole Italiane perché è il 5 dicembre, ha anche spiegato la storia di Balilla. A corretto il compito, ha fatto dire la lezione, à fatto leggere e à fatto cantare l’inno di Balilla e poi siamo usciti. Dopo pranzo sono andata a scopare le foglie.
Buono




Temossi 9 dicembre 1931 X
Diario
Oggi sono andata a scuola è la signorina maestra à sospeso Tonino perché faceva chiasso e lo ha sospeso da scuola fino a lunedì. Dopo pranzo sono a cucire e c’eravamo in cinque e abbiamo cantato Giovinezza.

Buono


Lunedì 14 dicembre 1931-X
Diario
Oggi sono andata a scuola, la signorina maestra è andata a prendere la camomilla alla mia compagna che era malata, poi abbiamo fatto lezione. Dopo pranzo sono andata a cucire e ò portato le patate alla signorina. A cucire c’eravamo in dice. Quando siamo uscite sono andata con le pecore e le ò condotte a casa che era quasi buio.
Buono
Una panoramica dei campi intorno a Temossi


Temossi 16 Dicembre 1931
Diario
Oggi la signorina maestra ci ha fatto dire la lezione e io ò preso buono e poi ci ha fatto scrivere la poesia e ha fatto fare il disegno della capanna. Prima di uscire à lette Pinocchio. Dopo pranzo sono andata a cucire e c’eravamo in due, quando siamo usciti sono andata con le pecore le ò condotte a casa un po’ più presto delle altre sere perché non ci volevano stare
Buono
Immagine recente della casa in cui Eugenia viveva con tutta la famiglia


Temossi 23 dicembre 1931-X
Diario
Oggi sono andata a scuola, abbiamo fatto il disegno e poi è arrivato il medico, i bambini scappavano perché avevano paura che facesse male e piangevano. E’ venuto a fare la puntura ai bambini perché non venga latosse senina  (*) il mal di gola. La signorina à letto Pinocchio e altri due racconti. Dopo pranzo sono andata con le pecore ò portato la poesia di capodanno, le ò condotte a casa che era quasi buio.
(*) Eugenia si riferisce alla "tosse asinina", ovvero la pertosse
Buono
Temossi 26 dicembre 1931-X
Ieri era Natale io non l’ò passato bene perché è morto il mio zio e perché non c’era il mio fratello. A pranzo, mentre dicevo la poesia non l’ò potuta nemmeno finire perché il mio babbo à sentito suonare l’agonia del mio zio e così non me l’a à lasciata finire, poi l’ò detta alla sera che il mio babbo non c’era.
Buono

Celestino Gatto, padre di Eugenia (e mio bisnonno)


(fine prima parte)


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